La Salute con l'Occlusione Muscolare

Articoli con tag ‘blocco’

DEPRESSIONE CHE DERIVA DALLA MALOCCLUSIONE? CERTO, PARLIAMONE

La depressione è una condizione di vita apparente, la persona depressa ha perso la capacità di imporsi, protestare contro il proprio destino. È risaputo che solo una protensione verso il Piacere disattiva il blocco fisico ed emotivo della persona depressa. Il problema principale è che i molti modi in cui anela al piacere sono tendenti al fallimento o poco consistenti in qualità e durata. Non è soltanto un problema di pensiero od emotivo. La Depressione, nelle sue varie forme non organiche, può derivare anche dalla Malocclusione. I muscoli sono sempre contratti e in più in maniera asimmetrica, una persona depressa infatti non è rilassata, per quanto strano possa sembrare. È piuttosto ostinata, sfiduciata, statica, immobile su pensieri ed emotività bloccata come la gola, le spalle gli arti, il bacino, i piedi. La limitazione al movimento è ancora limitazione emozionale profonda.

Il Bilanciamento mandibolare permette di uscire dalla gabbia necessaria o autoimposta della Depressione, in una fluidità e vitalità maggiore, appropriata; ammesso che si sia ancora capaci di poter reagire. Certo servirebbero professionisti nel campo della psicologia consapevoli di questo aspetto nella teoria e nella pratica, e che in accordo con APPIM possano comprendere certi aspetti risolvibili anche col Bilanciamento…Però a tutt’oggi questi professionisti, non esistono, peccato.

Per i pazienti incomprensi o lasciati soli quindi, c’è bisogno di rialzarsi come abbiamo fatto, in qualche modo Basta un piccolo/grande sforzo. 

iStock_000001451867Small

Annunci

E’ POSSIBILE CHE LORO NON SAPPIANO?

Vertebre cervicali

Vertebre cervicali

“Come ho avuto modo di scrivere in precedenza è solo da un anno che mi è stata diagnosticata la malocclusione, eppure soffro di svariati e invalidanti malesseri da più di cinque anni. Mi domando come mai osteopati e posturologi non si sono mai e sottolineo mai accorti che avessi una malocclusione? Entrambi erano concordi nel dirmi: Hai un blocco dietro al collo e non si riesce a togliere. Dipeso da cosa?

E poi quando ritornavo per la successiva seduta tutto il corpo era di nuovo scomposto, normale sono malocclusa e possibile che loro non lo sapevano?
Avrei risparmiato soldi e ci avrei guadagnato quattro anni di benessere.
Ma se la mandibola è alla base di una buona postura com’è possibile che il posturologo e l’osteopata non si sono mai accorti della mia malocclusione? ”

email firmata

IL BLOCCO DELLA MANDIBOLA ( LOCKING )

Una delle articolazioni più usate e complesse del corpo umano.

Una delle articolazioni più usate e complesse del corpo umano.

IL LOCKING MANDIBOLARE

Il locking è una brutta bestia. E’ creato da uno spostamento anomalo dell’articolazione e dei suoi condili. Esistono varie situazioni che dipendono da caso a caso di malocclusione, ma se il paziente riesce ad aprire il morso, logicamente anche i molari si distanziano. La mandibola in questo caso, scende a fatica, bloccata dai legamenti resi asimmetrici e dalle eminenze articolari che stanno sul davanti della fossa glenoidea e bloccata dal menisco. Non bisogna forzarla per il rischio di rimanere poi a bocca aperta; però facendo uno Sbadiglio a labbra chiuse si agevola il suo movimento di apertura. Non c’entrano tanto le altezze dei denti quanto il loro sbilanciamento spaziale. Un bite bilanciato comunque è l’unico mezzo adeguato al massimo, per impedire il locking.

atm

atm

Il locking parziale è una difficoltà ad aprire creata dallo sbilanciamento di tutta l’articolazione.  Per una persona giovane non è possibile pensare all’erosione della eminenza articolare. Potremmo capirlo se fosse una edentula come i soggetti fotografati sugli Appunti Rossi ( Appunti Rossi di A. Valsecchi allegato al libro Teoria di Occlusione Muscolare, Milano 1993) ovvero soggetti  di 70-80 anni senza denti i cui crani secchi denotano mutilazione dei condili e erosione di fosse e eminenze. Circa la manovra di Dawson viene rifiutata dal paziente che ne trae fastidio. Sarebbe sufficiente che il dentista suggerisse al paziente di aspirare l’aria fortissimamente per far retrocedere il mento, ma poi il primo contatto percepito dal paziente non dovrà essere considerato precontatto da limare, ma l’unico contatto di retrusione corretto di tutta la dentatura. E’ questo l’errore che compiono i dentisti, sia nell’applicare la manovra sia nel giudicare il primo contatto percepito. In caso di blocco parziale talvolta il paziente stesso si aiuta con la mano per guidare il mento ad aprirsi e a chiudere, e questo sopratutto in caso di morso profondo ovvero con il morso collassato. Un’apertura di due o tre centimetri è significativa di locking . Una bocca deve aprirsi almeno di 4 centimetri, ma lo sbilanciamento di mandibola e condili porta la mandibola ad aprirsi in asimmetria ovvero a zig zag ovvero a baionetta, e quel menisco ostacola l’apertura e tende a schioccare ma dovrà rientrare grazie alla placca bilanciata che il paziente dovrà continuare ad usare.

1966771_796078427102087_3954054243717021352_n

Diversamente, La manovra di Sblocco manuale in caso di LOCKING acuto deve essere tentata al più presto, esercitando una pressione decisa verso il basso con il pollice sulla superficie dei denti inferiori. Attenzione anche da parte del medico, non è una manovra semplice perché il paziente è molto contratto, dolorante teso e spaventato tanto che a volte è necessario somministrargli un tranquillante. Nelle sedute successive si procederà ai ritocchi della placca inserita in bocca che consentirà una apertura agevole della bocca. Questo un esempio di sblocco manuale che è una manovra di Emergenza. Comunque a noi non interessano i condili, a noi interessano i denti (o bite) sui quali lavorare per riposizionare condili e fosse al posto giusto muscolarmente e anatomicamente parlando, anche se nella riabilitazione questi non appariranno certo “centrati” nelle Fosse. Questo concetto della CENTRATURA è un’altra fantasia creata dagli gnatologi.

©2005, 2014, 2015 A. Valsecchi (a cura di C. Morcone) 

 

LOMBALGIA E MAL DI SCHIENA RESISTENTI A TERAPIE

LOMBALGIA

Parliamo di Lombalgia acuta e soprattutto cronica, Rettilineizzazione del rachide lombare ,  eterometria degli arti inferiori, sintomatologie alla cerniera dorso-lombare, fino alla sintomatologia algica vertebrale. Dopo aver speso energie e tempo con i riabilitatori e non risolvendo che poco o nulla, provate i TEST MUSCOLARI Appim, SBARRA, BACIO, SBADIGLIO. Se vi è presente sbilanciamento, la probabilità che i vostri sintomi derivino da malocclusione è altissima. Il problema è poi come affrontarla..non è difficile ma serve accortezza e non superficialità, quella la lasciamo agli altri. Posture corrette, eliminazione di tacchi altissimi, e attenzione a come si prendono i pesi, sono questioni di base che già dovrebbero essere metabolizzate dal paziente.  Logicamente ci riferiamo genericamente a tutti i tipi di lombalgia acuta e cronica. Non esiste una bocca di un paziente che soffre di lombalgia che non abbia molari bassi oltre ai premolari, ovvero errata dimensione Verticale, errato spessore tra i due lati necessariamente diversi per effetto dello sbilanciamento mandibolare, assenza di stop di retrusione, centriche lunghe, mesializzazione o usura inferiore, mancanza di appoggio tra denti posteriori antagonisti con pressione bilaterale e uniforme. Infatti al TEST della SBARRA il paziente con lombalgia e problemi come  sacralizzazione  di L5 vertebra lombare e S1, spondilolisi, spondilolistesi,  fino alla sinostosi, percepirà sempre un unico contatto solido e il resto dei contatti leggeri fino al vuoto completo. 

Ricordo una intervista ad un luminare della riabilitazione. Un professore, affabile e simpatico, direttore di struttura complessa Unità di Medicina Riabilitativa, di un dipartimento di Neuroscienze/Riabilitazione di una Azienda Ospedaliero-Universitaria Specializzato in Fisiokinesiterapia Ortopedica , Specializzato in Neurologia, Specializzato in Geriatria e Gerontologia, scrittore di decine di pubblicazioni in ambito riabilitativo dell’adulto.  Per il professore, il discorso era tanto semplice quanto assurdo, .“Non esiste una postura corretta, perchè l’uomo è fatto per muoversi” , che è un’affermazione priva di senso. Ovvero, se non esiste una postura corretta, analogamente tutte le posture sono corrette..e non è cosi, altrimenti non ci sarebbero i professionisti della Riabilitazione..E la persona malocclusa, che detiene quelle patologie fa fatica proprio nei movimenti. E’ un discorso contraddittorio, come tante cose che affermano. Quindi anche la persona contorta è per il professore corretta, dato che l’uomo è un essere dinamico? Non si capisce, ma d’altronde di frasi fatte ad effetto, ottime per sviare i problemi, ne sentiamo purtroppo da decenni..Altro dato è che statisticamente, l’ampiezza endemica del mal di schiena è del 70-80% della popolazione. Una cifra enorme. Praticamente quasi tutti una volta almeno nella vita.
Dall’ultimo convegno si evince anche che a detta del professore, l’ernia del disco non si debba più operare come invece si consigliava caldamente fino a pochi anni fa..Questo è corretto ma perchè si avevano successivamente problemi anche nelle persone operate ed ora si tende ad eliminare il dolore, tenendosi il problema, perchè e a ragione, si potrebbero causare più danni a medio e lungo temrine, che benefici. E’ un approccio corretto la conservazione, va detto. Telefonano da casa e una signora ha problemi di sciatica ( lombosciatalgia così come li avevano tanti di  noi) oltre al  cosiddetto colpo di strega .I consigli per tutti sono: Antiinfiammatorio di tipo Paracetamolo, oltre a miorilassanti che bloccano momentaneamente tutti i muscoli..Può essere una soluzione?  Il paracetamolo però sarebbe meglio non usarlo cosi come i FANS viste le note dolenti nell’uso prolungato. Fu scoperta nel 1878 ed è accertata una forte tossicità epatica e renale. Le persone che soffrono di patologia al fegato e reni dovrebbero evitare il paracetamolo, come anche la tachipirina che di questo ingrediente è composta perchè potrebbe essere fatale. A dosi alte è accertata la sua tossicità (4 grammi ) per tutti.Ora, oltre a questo consiglio, il professore mi dice dallo schermo che per la lombalgia , quando si anno gli attacchi acuti è bene continuare il movimento e non fermarsi perchè se solo ci si mette a letto due giorni esso cronicizza. Mentre si può vedere benissimo una persona che quando si ha attacchi deve restare a letto perchè non riesce proprio a muoversi…Anche questo resta incomprensibile. Il paziente quando va dal professore, deve redigere una serie di risposte sullo stile di vita, sul materasso, sul lavoro, perchè una delle cause del mal di schiena è la perdita del lavoro (?) e lo “stress” (parola che va bene ovunque)..La persona autoriabilitandosi, che abbia lavoro oppure no, risolve alla radice la causa del problema. Non esistono soluzioni di psicosomatica spicciola di conforto.Ma queste persone sanno cos’è  realmente la lombalgia? Forse non sanno che durante gli attacchi un maloccluso non può nemmeno parlare e stare sdraiati, per il dolore; sono delle vere e proprie torture. Camminando molto tornavo il paziente torna a casa distrutto oppure non si hanno più energie per fare quasi niente la sera dopo scuola, università, lavoro. Possibile che si debbano aspettare decenni affinché uno possa avere la capacità di fare da se, grazie ad un semplice, stupido, economico pezzo di plastica ben bilanciato nei contatti dentari con precise regole di occlusione e punti di contatto e sfioramento precisissimi e semplificati, assenti da precontatti e scivolamenti e interferenze nelle varie posizioni occlusali, in bocca da noi stessi?
Possibile che dobbiamo ancora dobbiamo sentirci dire che bisogna usare antiinfiammatori che hanno una molecola 200 anni di vita e farci distruggere il fegato da medicine potenzialmente tossiche?
E’ possibile quindi vivere dipendente dal paracetamolo per tutta la vita? Ci sono altre strade, dato che queste non hanno sortito effetto duraturo?
E’ altamente probabile che invece a lungo andare mi crei altri problemi, idem gli antifiammatori, che siano non steroidei o meno.
E’ possibile che non si parli e si  nominino denti e occlusione? E quando si fa, se ne parla a sproposito e in maniera superficiale?Possibile che una donna, a capo di una associazione di ex pazienti e pazienti malocclusi abbia scoperto, da sola, che sono i denti, l’occlusione e le manovre muscolari che fanno la differenza tra il sopravvivere e il vivere?
E l’ha provato direttamente, per necessità, su di sé? E allora il passo successivo è prendere un bite, rigido inferiore e sottile che ricopi l’occlusione e capisca, giorno per giorno, con cartine e trapano e resina e capire che ci sono migliori alternative per vivere senza il mal di schiena per risolvere del tutto e non rendere le persone degli invalidi silenziosi. I professionisti che vorranno seguirci saranno sempre bene accetti.
© 2008, 2015 a cura di C. Morcone – APPIM

I PRECONTATTI E LE PARAFUNZIONI

neuromuscular2

1.TUTTI I PRECONTATTI CREANO FASTIDIO?

Un discorso importante e sottile sui famosi Precontatti però va dato, visto che ci siamo addentrati nelle questioni di aspetti avanzati del Bilanciamento, negli articoli precedenti.  Ora potremmo dire che addirittura non tutti i precontatti creano fastidio e in teoria si potrebbe persino dire che quando un precontatto non è lungo un versante di guida o in fossa, il paziente non dovrebbe poterlo rilevare.

Invece, stranamente, sono soprattutto i difetti esistenti al di fuori delle traiettorie classiche che creano sensazioni, danni, parafunzioni, bruciore, blocco, fastidio piùo meno accentuato, anche perché i denti inferiori vanno continuamente alla ricerca dell’ostacolo anomalo. Quante volte si va avanti per giorni o per mesi o anni a slittare, ad insistere, ad incaponirsi sul solito punto problematico della dentatura quasi a volersi rassicurare sulla sua esistenza? Tante, troppe volte.

Eliminandolo, probabilmente noteremo un altro punto fastidioso, prima oscurato dal precedente, sul quale ritorneremo continuamente. A questo punto bisognerà prendere in mano ancora il trapano per eliminarlo…e così via.

2.FISIOLOGIA DEI CONTROLLI INCROCIATI PER INDIVIDUARE I PRECONTATTI

Non dimentichiamoci che le prove muscolari vanno eseguite sempre a muscolatura in tensione ed incrociate per avere il massimo dell’obiettività, che sappiamo nella malocclusione quanto essa possa essere complessa, essendo un metodo estreamamente sofisticato, dato che gli scarti con i Test Muscolari APPIM, individuano percezioni di parti di millimetro, controllabili e se precontatti, facilmente eliminabili. Una precisione che nessun metodo al mondo prevede. Uno dei principi base della fisiologia, quindi è il Riflesso Neuromuscolare (che è diverso dal Riflesso Condizionato o engramma), ed è impreciso anche affermare per esempio, che è il cervello che governa. In realtà si crea un circuito fra il livello centrale (nel SNC Sistema Nervoso Centrale) dove afferiscono lungo le strutture nervose gli stimoli meccanici, sensorali, che provengono dalla periferia,  dalla bocca, dai denti, in questo ambito specifico.

3.IMPORTANZA DELLE PROVE IN TENSIONE MUSCOLARE E RILASSAMENTO PROFONDO

E’ proprio perché quindi il risultato di primo contatto è eguale nei due stati muscolari opposti (Tensione muscolare dei test, Sbarra incluso e Rilassamento Profondo) , che quest’ultimo deve essere considerato una controprova importantissima e affidabilissima.

4.TIPOLOGIA DEI PRECONTATTI

Veniamo alla tipologia dei precontatti. Esistono quindi tanti tipi di Precontatti: possono essere

  • di Fossa,
  • di Guida incisiva,
  • di Guida canina,
  • di Lateralità in zona posteriore,
  • di Guida di retrusione…

 

5.PRECONTATTI E PARAFUNZIONI

Le parafunzioni si sviluppano solo in alcuni casi; ad esempio quando mancano le guide si ha il bruxismo, quando esiste un precontatto di ICP (InterCusPidazione osservabile con la prova muscolare del Bacio) di un certo tipo si ha uno slittamento ossessivo sul Precontatto; quando la mandibola è in pratica ingabbiata nelle fosse troppo profonde, non si hanno queste  parafunzioni. Esse avvengono quando la mandibola con i suoi denti è  libera di muoversi per sfuggire al precontatto o per libertà eccessiva data da superfici appiattite. Questo però non vuol dire che ingabbiare la mandibola in fosse eccessivamente profonde sia la soluzione. Ci deve essere libertà tale da muoversi e contemporaneamente stabilità della mandibola quando le cuspidi superiori sono in contatto nelle Fosse o creste dei premolari e molari inferiori. Possibilità di movimento e stabilità, possibilità di massima Retrusione in Cocacola e massima Intercuspidazione in Bacio. Ragionare e risolvere coerentemente  le relazioni funzionali e fisiologiche  e quindi sulla dinamica e stabilità allo stesso tempo, tenendo a contatto i denti e risolvendo il gioco dell’armonia di essi è uno dei punti chiave che distingue il metodo Appim da tutti gli altri. Coloro che vorranno risolvere realmente i problemi che pone lo sbianciamento mandibolare non potranno che passare attraverso la porta stretta che l’Appim ha già attraversato da oltre vent’anni.

6. PARAFUNZIONI, PRECONTATTI E SOLUZIONI
E a cosa conduce avere precontatti e scivolamenti a lungo andare? La muscolatura è irrequieta anche e soprattutto quando non trova i sostegni necessari alla sua impostazione e movimentazione naturale; il corpo si ribella a volte silenziosamente a volte in maniera eclatante ma invia messaggi, essi verranno quasi sempre visti come fastidi da zittire con farmaci o fare in modo che il corpo crei una compensazione che gli permetterà forse di sorpavvivere ma non di vivere dignitosamente. Pensiamo a quante persone anziane continuano a stringere le labbra come se sfuggisse loro il mento e da cosa è dovuto? Dall’assenza di Stop di Retrusione che stabilizzino la posizione di riposo retrusa muscolarmente accettabile. La persona sente l’esigenza di portare il mento un po’ in avanti rispetto a quello che ha, ma in avanti rimane un attimo stringendo in Fossa (se c’è) e poi scappa all’indietro mancando lo stop, non potendosi arrestare a metà corsa in posizione di riposo; da qui la necessità di evitare la retrusione eccessiva stringendo continuamente le labbra.

Ricreando fosse e stop, la persona a prescindere dall’età, risolverebbe estetica e funzionalità e soprattutto ottenere il benessere e la salute.

(c) 2011, 2014 A. Valsecchi, C.Morcone V. Vise

TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SULLE CURVE DI SPEE (MA NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE)

Calchi in gesso

Calchi in gesso

FOSSE, STOP, CURVA DI SPEE, CURVA DI WILSON

1.  PRIMA LA FUNZIONE E POI L’ESTETICA, PER GUARIRE
 La riabilitazione che noi perseguiamo tiene conto prima della funzione e poi dell’ estetica, anch’essa importante, ma dato che dobbiamo risolvere problemi di salute il nostro obiettivo non è di avere una dentatura simmetrica, perfetta esteticamente come da manuale. Da sbilanciati riabilitati invece, anzi è possibile che osservando il calco dei denti a fine lavori vi siano delle asimmetrie presenti. Perchè una bocca asimmetrica si corregge con un’altra asimmetria di contatti opposti, necessariamente. Quindi un lato che abbia una dimensione verticale globale tra denti antagonisti ben maggiore del lato opposto o che al limite che la Curva di Spee venga in alcuni casi a perdersi (d’altronde lo fanno in tutte le protesizzazioni estese), che il tutto risulti orientato diversamente, in torsione; ecco sarà questo il risultato degli spessoramenti resosi necessari per accontentare le sensazioni di contatto in cerca di simmetria…Noi dobbiamo far notare agli altri la postura, il fatto che camminiamo ben simmetrici, che teniamo il collo e il cranio ben diritti, che ci sentiamo finalmente padroni dei nostri muscoli, che abbiamo ora una vita fisicamente e mentalmente dinamica e positiva, che abbiamo cambiato carattere, che siamo capaci finalmente di masticare sui due lati indifferentemente e che chiudiamo senza scivolamenti.

2. COS’E’ LA CURVA DI SPEE, DEFINIZIONE

 Abbiamo introdotto quindi le curve didattiche che sottendono l’anatomia dei denti. Normalmente si parla della Curva di Spee e dell’altra Curva di Wilson ma solo nei termini di classi dentali ma chi ne tiene conto nelle ricostruzioni di uno più elementi, nell’ortodonzia e nelle questioni di malocclusione? Spesso si appiattiscono per comodità. La Curva di Spee   (Ferdinand Graf von Spee, tedesco embriologo, 1855–1937)  è “Una linea ideale che collega le cuspidi, cioè le sommità, dei denti naturali a partire dai canini e passando per i premolari per arrivare ai molari della stessa metà della bocca”Normalmente, una dentatura sana presenta sull’arcata superiore (mascella) cuspidi palatine (lato palato) e cuspidi vestibolari (lato guancia) di eguale lunghezza e un minimo di curva di Spee per agevolare la Disclusione canina e incisiva. Ma questo non succede nella malocclusione, basta vedere il proprio calco per trovare le evidenze.
curva spee

3.CURVA DI SPEE E MANDIBOLA 

 La curva di Spee è utile ai fini della movimentazione mandibolare, in quanto presenta meno rischi di precontatti in guida incisiva e in guida canina, sempre che i denti presentino
  1. una conformazione corretta (non inventata),
  2. che non siano piatti (presentino cuspidi),
  3. che esistano adeguate vie di uscita inferiori e
  4. altezze globali posteriori bilanciate rispetto al primo premolare di riferimento (Quarto).
Il bilanciamento muscolare mediante bite da bilanciarsi autonomamente e rialzi occlusali è raggiungibile però anche in presenza di una curva insignificante e di cuspidi di sostegno poco evidenti…pero’ diventa più complicato raggiungerlo, ma non esiste per nessuno un’inclinazione del piano occlusale ideale a cui riferire tutte le bocche e non potrebbe esserci. Non si possono applicare occlusioni ideali su bocche reali. Il piano occlusale cambierà al modificarsi dell’occlusione, durante il ritorno in simmetria muscolare. La curva, comunque essa sia, va valutata nell’insieme dei contatti tra denti antagonisti.
4. CURVA DI SPEE E RIABILITAZIONE 
Quindi il corpo sente le pressioni esercitate dai denti, sente e basta.
Una curva di Spee, che sia normale o inversa è un dettaglio che renderà facile o difficile l’opera di bilanciamento e/o complicherà il tutto, ma il corpo percepisce soltanto i contatti, purché la funzione muscolare sia preservata, purché esista una cuspide contro una fossa; che poi una cuspide di sostegno sia quella inferiore di un premolare (il quarto e/o il quinto) contro una cresta superiore, è sufficiente. Nei morsi inversi usare una vestibolare superiore in una fossa inferiore non è scorretto, senza bisogno di fare ortodonzia.  La curva di Von Spee in una riabilitazione estesa va costruita prima superiormente.
Ma se invece il tecnico di laboratorio si inventa una vestibolare superiore sul vuoto, o una cuspide palatina superiore sul vuoto, e fa contattare una vestibolare inferiore contro una ipotetica fossa che fossa non è, superiore, stravolgendo i rapporti fisiologici, il corpo si rifiuta e il paziente fatica a masticare, ad azionare la mandibola anche perché di Stop di Retrusione nessuno ne sa niente. Nessuno.
E le fosse utili allo scopo sono generalmente solo e sempre inferiori, mentre superiormente esistono solo e sempre cuspidi. Nella dentatura normale umana, non abrasa ed esente da sbilanciamento, la vestibolare inferiore contatta sì superiormente, ma contatta in obliquo contro un versante interno della vestibolare superiore: superficie curva contro superficie curva che non perdano contatto reciproco nella retrusione (Stop) ed oltre a questo tipo di contatto, il molare richiede e pretende un contatto contemporaneo tra palatina superiore e fossa o cresta inferiore.
5. I CONTATTI  NELLA RIABILITAZIONE  DI OCCLUSIONE MUSCOLARE = CUSPIDI PALATINE IN FOSSA INFERIORE

Sono dunque due i contatti che la dentatura normale riceve dalla natura. Due e non uno come quelli propri dei denti impiantati che si vedono di sovente, uno solo perché così è comodo per il tecnico. Peccato che ai compromessi il corpo e la muscolatura si rifiutino, a lungo andare. Quindi o riproduciamo fedelmente la natura oppure non siamo alla sua altezza e allora adottiamo l’esenziale evitando di sprofondare nell’errore.
L’essenziale da noi dell’APPIM sperimentato dice che il corpo reagisce benissimo a fronte di un contatto tra cuspide palatina e fossa inferiore con relativo stop di retrusione, tutto il resto, ovvero il secondo sostegno tra vestibolare inferiore e versante interno della vestibolare superiore è possibile ma secondario. Ricrearlo ci potrebbe far perdere mesi e mesi senza magari riuscire ad ottenerlo perfettamente. Insomma, noi personalmente ci accontentiamo di avere un solo signore, quello buono però..cuspide palatina contro fossa inferiore, con il consenso della natura.

Protesi completamente piatta.

6. LE ALTEZZE DEGLI SPESSORI INFERIORI: FOSSE TROPPO ALTE, FOSSE TROPPO BASSE
 Le fosse sul bite (e dei denti) non possono essere tutte allo stesso livello: ci sarà sul bite una fossa più bassa (profonda) e una più alta.
A cuspide superiore lunga corrisponde una fossa bassa. A cuspide superiore corta corrisponde un appoggio di fossa più alto che abbisogna di aggiunte di resina maggiori. Le cuspidi superiori poco conformate comportano fosse difficili da bilanciare e stop di retrusione minuscoli. Uno stop di retrusione troppo ripido potrebbe impedire il contatto di retrusione tra gli altri denti, la stessa cosa per la fossa troppo alta: impedirebbe agli altri denti di entrare in Intercuspidazione e la cartina blu slitterebbe sotto le cuspidi meno che nella zona del contatto alto.
7. IMPORTANZA DEGLI STOP DI RETRUSIONE
Gli stop di retrusione sul bite sono importanti in quanto aspirando l’aria a denti stretti la mandibola rimane frenata, evitando che la mancanza di uno di essi provochi l’aspirazione della mucosa interna, ovvero provochi morsicature all’interno della guancia o del labbro o bruciore sul bordo della lingua.La stessa cosa può accadere se una fossa è troppo bassa rispetto alle altre, dato che la mucosa può venire aspirata. A fossa troppo bassa corrisponde uno stop spesso sottoposto ad un sovraccarico nella masticazione che provoca la perdita di gengiva in quel punto. Il trauma è continuo a meno di masticare sull’altro lato, con tutto quello che ne consegue.

Bisogna sperare di poter ovviare con resine alla mancanza di spessore in fossa oppure limare per abbassarsi dappertutto, prendendo per riferimento proprio quel punto basso tanto da farlo diventare normale, equilibrando i contatti.

 

8. ULTIMA FASE DI BILANCIAMENTO: SUI DENTI

L’ultima fase del lavoro deve avvenire sui denti inferiori, dopo aver buttato via il bite che ha fatto da scuola. Abbassarsi sui denti di altezza normale è pericoloso; bisogna quindi spessorarli con composito o altro materiale opportuno di ricostruzione. Ve ne sono di diversi tipi che aderiscono anche su ceramiche, molto meno su amalgame. I primi spessoramenti bilancianti dovrebbero essere quindi fatti in abbondanza per riempire il fondo del dente, ovvero la cresta, senza pero’ rischiare di trovarsi in morso aperto, via via come si è fatto sul bite e l’ultima fase dovrebbe vedere invece solo leggeri ma continui molaggi per togliere via via tutti i precontatti. Il che sarà molto più veloce rispetto allo spessoramento e in più il ritorno in asse muscolare permette un velocissimo lavoro di percezione delle impercettibili differenze. Tenuto conto che a quel livello i sintomi saranno ormai scomparsi del tutto, da tempo.

 

9. LA CURVA DI SPEE NON E’ MAI UGUALE NELLE DUE EMIARCATE

Per quanto riguarda le curve, la curva di Spee non è mai un problema; certo dovremmo accettare quella impostata sull’arcata superiore ed accontentarci. Il fattore più importante in zona superiore sono invece le cuspidi palatine che debbono essere ben evidenti e ben conformate per agevolare il lavoro di precisione. Dalla conformazione delle cuspidi e della curva di Spee dipenderà la maggiore o la minore difficoltà nell’impostare i contatti di fossa e di stop e anche le guide incisiva e canina. La curva di Spee non è mai eguale nelle due emiarcate. Esse sono diverse soprattutto nelle persone maloccluse e/o sbilanciate fin dall’infanzia. Questo non lo nota mai nessuno o non sa darsi spiegazione se non con lo Sbilanciamento mandibolare. La prova è che andando in Guida Incisiva , gli spazi laterali osservabili sono ben differenti tra i due lati. (in Protrusione, avanzando con la mandibola verso gli incisivi superiori ).

Curva di Spee

Curva di Spee

Analizziamo nel dettaglio. Sappiamo che c’è bisogno di cuspidi superiori ben conformate, due per il Sesto superiore, Una per il settimo e Una per il quarto e Una per il quinto, quindi cuspidi palatine che siano della stessa lungezza delle cuspidi vestibolari di ogni dente superiore.

  •  1. E’ importante, per prima cosa, che l’odontotecnico poi non crei una fila di cuspidi più lunga o più corta dell’altra: perché? Per il motivo che mettere in sintonia i denti tra di loro abbisogna che la loro morfologia sia il più vicino a quella fisiologica e da questo, non deve perciò essere sottovalutata l’importanza della forma e spessore delle cuspidi.
  1. 2. Secondo punto, se la curva di Spee è ben fatta, non vi può essere contatto uniforme  poggiando sul tavolo le arcate in gesso o impronte o protesi superiori. Poggerà praticamente solo il Quinto e il Sesto.

Sarà il molare superiore (il 6°) ad avere le cuspidi (palatine e vestibolari) più lunghe in assoluto rispetto a quelle dei premolari e del settimo: due cuspidi palatine e due cuspidi vestibolari per il sesto. Il settimo può avere una sola cuspide palatina e una sola vestibolare, allo stesso modo del quarto e quinto, sempre con una sola cuspide palatina e una vestibolare. 
Inferiormente ad ogni cuspide palatina superiore deve corrispondere una fossa. Avremo quindi due fosse inferiori che contattano con il sesto superiore e una fossa inferiore per il settimo superiore; una fossa inferiore per il quinto e una anche per il quarto superiore. E’ inutile dare al quarto il contatto classico (vestibolare inferiore contro cresta superiore) data la superficie obliqua, non è il caso; diventa solo una perdita di tempo per chi dovrà poi impostare l’altezza del morso e la linea del sorriso.

 

10. QUALE DEVE ESSERE LA PREOCCUPAZIONE MAGGIORE DEL FUTURO BILANCIANTE? 

  1. Controllare sia la conformazione delle cuspidi
  2. La presenza della curva. Se essa è parallela al piano del tavolo, significa che la curva non esiste. Se non esiste rischierà, successivamente, dei precontatti posteriori nella protrusione soprattutto se la guida incisiva sarà corta e mentre ti sposterai di lato per discludere sul canino.
  3. Da controllare anche al Canino superiore (e inferiore) che deve essere più lungo del Premolare, ma inclinato in modo da poterlo raggiungere velocemente nella disclusione, anche per non ritrovarsi in precontatto con i denti posteriori quando ti sposti con il mento.
Le cuspidi palatine corte sono una disgrazia. Se le cuspidi palatine fossero davvero corte si dovrà allungarle per rendere più facile il lavoro sulle fosse e stop. Se anche la curva di Spee fosse diversa sui due lati è un aspetto che non deve interessarci; l’importante è raggiungere il bilanciamento compensando sui denti inferiori; questo chi si bilancia con APPIM lo può ottenere facilmente. L’aspetto estetico lo si potrà considerare in un secondo tempo dopo aver raggiunto il bilanciamento e impostato le guide. La Curva di Spee, ricapitolando, si evidenzia soprattutto a livello dei molari superiori che hanno cuspidi prominenti al contrario degli inferiori che sono più bassi rispetto ai denti vicini. E a cosa serve, realmente? Il tutto serve alla Disclusione Incisiva e Canina. Le impostazioni gnatologiche che non tengano conto di questa situazione, impediscono, la disclusione anteriore canina e incisiva, creando scompensi e ulteriori problemi, già discussi (per esempio “guide di gruppo”, cerca con i tag) e non si rivelano certamente la soluzione del problema occlusale che si voglia attuare.Comunque anche con una curva molto poco evidente si può lavorare bilanciando, faticando molto se le cuspidi sono poco visibili. Certo con una curva inversa le cose sono ancor più difficili ma non impossibili.. il fatto è che con quella inversa le cuspidi superiori sono minuscole e quindi le fosse inferiori debbono essere quasi piatte. ovvero con minuscoli versanti di stop di Retrusione.

Curva di Wilson

 

Curva di Wilson

 

11. CURVA DI WILSON E SUA IMPORTANZA NELLA RIABILITAZIONE MUSCOLARE
La Curva di Wilson deve essere invece tenuta d’occhio ed automaticamente rettificata a mano a mano che si procede nella eliminazione dei precontatti di Disclusione laterale. Essa è infatti collegata alle vie di uscita laterali in corso di disclusione canina. Stringendo i denti e spostando lentamente di lato la mandibola nessun versante linguale dei denti posteriori deve bloccare la disclusione canina. Se esistono precontatti con la cartina blu bisognerà individuarli e limare aprendo così la via di uscita; le sensazioni di blocco nella movimentazione della mandibola sono dunque la spia di un precontatto da eliminare. Non solo, in disclusione canina si può andare incontro a precontatti posteriori, ma anche in Guida incisiva. In questo caso la Protrusione è impedita da un dente posteriore che blocca, localizzabile con la cartina blu e il punto esatto da limare sarà probabilmente sul retro di una fossa di un ultimo molare (Settimo od Ottavo). Alla fine poi, se uno guarda bene, ed elimina davvero tutti quei contatti che non c’entrano nulla, ma che spesso passano inosservati, il lavoro non è poi così difficile.
I concetti sono sempre quelli, le manovre anche.
2014 © A. Valsecchi (a cura di C. Morcone)

COLLO RIGIDO? SONO I PRECONTATTI

NECK

RISOLVI SUBITO IL COLLO RIGIDO ELIMINANDO I PRECONTATTI

Raddrizzare una mandibola storta per mancanza di spessore significa aggiungere resina o composito su denti bassi soprattutto da un lato. Così facendo le labbra ritornano diritte e parallele alla linea delle pupille, e spalle e schiena recuperano simmetria. Questa la base del Bilanciamento.

LA NUOVA IMPOSTAZIONE DEI DENTI E DELLE ARCATE
Però i denti inferiori conformatisi negli anni precedenti in armonia con gli antagonisti superiori, nel momento in cui lo spessore aggiunto bilanciante dovesse essere sostanzioso, porterebbe la mandibola in simmetria muscolare ma in una nuova evidente inclinazione rispetto alla mascella e quindi vedremmo quindi i denti da un lato (lato “alto”) inclinarsi verso la lingua e dall’altro (lato spessorato perché “basso”) inclinarsi verso la guancia con conseguente anomalìa della curva di Wilson. Nella fonazione la lingua, quale muscolo legato alla mandibola, potrebbe risentire di un indolenzimento nella sua attività.
Quei denti inclinati di vari gradi nella mandibola finalmente bilanciata potrebbero rappresentare senz’altro un elemento di disturbo anche se lieve. Esercitarsi nel parlare lentamente, scandendo le parole con la muscolatura conseguentemente tonica, senza dubbio miglioreranno la questione legata ad un nuovo assetto muscolare delle due emiarcate.

RISOLVIAMO IL COLLO RIGIDO: CONTROLLA LE TRAIETTORIE

Il collo rigido corrisponde alla impossibilità di portare a termine il movimento del mento in lateralità a denti ravvicinati: sicuramente una via di uscita bloccata o un precontatto sul versante laterale della fossa in direzione della lingua. Perché? Il fatto stesso di girare il collo verso destra o verso sinistra presuppone che i denti inferiori facciano perdere alle cuspidi superiori l’intercuspidazione e quindi il movimento della mandibola è opposto a quello della mascella inamovibile…denti staccati. Se giro il capo verso destra, la mandibola va verso sinistra e si blocca da qualche parte. La mandibola non può seguire la mascella.

UNO STOP RETRUSIONE TROPPO ALTO?
La tensione al braccio, la difficoltà nell’alzarlo, il problema all’anca, la difficoltà a sollevare da seduti un ginocchio potrebbero invece essere causati da uno Stop di Retrusione troppo alto…anche se i casi sono sempre tanti e le ripercussioni variano da caso a caso, da compensazione a compensazione…

Perché lo Stop di Retrusione? Perché nello sforzo la mandibola non ha bisogno di spostarsi di lato: la mandibola retrocede e quindi l’ostacolo che incontra non puo’ che essere in retrusione, salvo casi speciali..ma la cartina blu è lì a rilevare il precontatto visto che su tutte le superfici slitta libera meno che su una. Quella da togliere subito.

FATICA NEL PARLARE

La sensazione è di inciampare nel parlare, di non riuscire a portare a termine certe parole quando ci si esprime a denti stretti potrebbe essere un precontatto creato dal margine del bite troppo ripido..oppure un precontatto creato da versanti troppo spessi dei denti centrali superiori…oppure un precontatto qualsiasi in quanto la mandibola si movimenta nelle varie direzioni quando si parla.

Che fare? Bisogna concentrarsi sui contatti mentre ci si esprime e non sarà difficile individuare il blocco; limando il quale leggermente ci sentiremo subito meglio. Non serve limare oltre la traccia blu lasciata dalla cartina…non subito perlomeno. Ma andare sempre adagio.
A. Valsecchi

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: