La Salute con l'Occlusione Muscolare

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MALOCCLUSIONE E DEPRESSIONE: SCELTA O INEVITABILITÀ ?

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E’ inutile tentare di separare sintomi quali panico, ansia, depressione, aggressività, e pessimismo immotivati dalla malocclusione. Lo sappiamo con sicurezza, lo abbiamo sperimentato personalmente…la Malocclusione provoca un’infinità di disturbi che regrediscono grazie al bilanciamento fatto come vuole la fisiologia e l’estetica dei contatti occlusali secondo le regole dell’Occlusione che Appim ha codificato una volta per tutte a beneficio di tutti. 

C’è una massa di pazienti che hanno famigliari al limite dell’esaurimento nervoso costante; nonni, genitori, ragazzi e ragazze tormentati, ansiosi, angosciati, aggressivi o facili al pianto e alla depressione e alla disperazione. Un esercito di pazienti tormentati da immotivati sensi di colpa, da sentimenti di rivincita, da sensi di inferiorità, da ipersensibilità e profonde autoconvinzioni e mancanza di fiducia in se stessi. 
Persone sensibili sia di denti che di mente azzerata non da eventi improvvisi, bensì dal proprio stesso carattere, dai propri denti, dalla propria schiena curva. Il progresso tanto decantato che dovrebbe farci vivere ben oltre i cento anni con attese sempre più lunghe è solo una maschera, un’ombra,  una morte posticipata con un’esistenza invivibile nel mentre, con terapie che al massimo riescono a rendere vivibile l’esistenza di un fragile benessere. La realtà è un’altra; dobbiamo insistere nel pretendere un cambiamento, vigilare, redarguire nell’aggiornarsi, non ammorbidirsi mai nel nostro obiettivo di pazienti attivi.

Potremmo già celebrare le esequie formali di questa branca della medicina. Lo dovremmo fare, perché sappiamo di essere stati abbandonati. Siamo in balia del caso, dell’intuizione, della buona volontà del medico di turno, fino alle terapie alternative e ne vediamo le conseguenze. C’è una tragedia inconsapevole e muta nei visi delle persone che corrisponde all’occlusione. Una tragedia invisibile ai più, ma che è presente nell’animo di persone che si stanno rassegnando e rinchiudendo in se stesse che potrebbero essere vivaci ancora per anni, ove l’allegria residua è una maschera, l’attivismo una maschera e i sorrisi nascondono drammi sopiti e taciuti. Di tutti questi l’Appim invece li riconosce benissimo, appaiono trasparenti, cristallini, chiari. Sarebbe troppo facile spiegare alla persona il mondo dei suoi contatti, più consono è invece insegnare consapevolezza e conoscenza dei propri grazie al Metodo Muscolare Appim. Un salto qualitativo da sudditanza a governare la propria malocclusione tra mille traversie e situazioni personali controllando senza dubbi con i Test che rispondono indubbiamente sempre con precisione infinitesima ed inequivocabile. Certo non si può imparare tutto subito, perciò il percorso si spande su diversi livelli di esperienza e comprensione, dai materiali didattici ai corsi con al centro il lavoro personale, singolare, proprio che attraversa trasversalmente i propri problemi, risolvendoli.

Sembra che la discesa nel nostro mondo di contatti sia fonte di irrazionale paura. La discesa, l’approfondimento rappresenta per alcuni la caduta, il destino, il fallimento umano. Facile pensare a tutto tranne che ai denti, eppure l’interno e lo scendere, raccogliendo le informazioni dei test muscolari, di sensazioni mai percepite prima seppur logicamente rilevanti, prima non ci avevano mai scosso e scatenato alcuna domanda. Come mai i contatti sono sbilanciati? Come mai anche con bocche apparentemente dritte si rilevano sintomi? Come può essere che una bocca può portare sintomi spesso ovunque e raramente alla bocca stessa eppure bilanciando l’occlusione se ne riceve immediato beneficio si da continuare nonostante l’impegno non scevro di qualche errore di prosecuzione dettato dall’imperizia ma risolvibile immediatamente dal ragionamento e dall’uso di cartine trapano e resine, al momento? E chi ci segue, poi comprende il percorso da compiere e il prezzo da pagare in termini di energie su di sé oppure vede le riabilitazioni come una bacchetta magica e una pillola che devono rispondere esclusivamente al proprio volere e desideri oppure a quelli del medico di turno? Problemi complessi…

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Qui di seguito una lettera ricevuta all’APPIM molto esplicativa della situazione dei pazienti malocclusi gravi con problematiche di un certo tipo:

“Salve mi chiamo Massimo 33 anni, sono laureato in ingegneria gestionale. Da cinque anni soffro di depressione e non riesco in nessun modo ad uscirne; a causa della di questo malessere vivo con un freno che mi impedisce di realizzarmi, di scoprire le infinite possibilità della vita, di amare serenamente ed essere amato. Ho perso 2 fidanzate perché nemmeno in un rapporto di coppia riesco a sentirmi libero e normale, dormo male, i giorni son pesanti e i miei progetti di una volta sono soltanto sogni. Il mondo per me è un fiume che scorre lasciandomi indietro ancorato al passato. Ho tentato la strada del supporto psicologico, ma è difficile sia per il notevole dispendio di tempo che di denaro, così sopravvivo con qualche farmaco che mi aiuta ad affrontare il giorno.
Quello che mi ha portato in questo stato è un evento che ha a che fare con i denti, con l’apparecchio che ho portato per 3 anni, e il profondo legame che in un adulto c’è fra l’aspetto psicologico ed emotivo e quello dentale. Fin dall’adolescenza avevo una malocclusione che si esternava con degli incisivi superiori inclinati verso l’interno, dei canini sporgenti e accavallati ; esteticamente non mi piaceva il mio sorriso, me ne vergognavo e nascondevo e soffocavo il sorriso. A 23 anni sono venuto a conoscenza della possibilità dell’ Ortodonzia così ho iniziato una terapia di 3 anni che mi ha ridato speranza e fiducia e soprattutto una rinascita interiore che mi ha permesso di inserirmi nella società, di sconfiggere la timidezza con le ragazze.

Dopo 3 anni di terapia la dottoressa che mi seguiva mi tolse l’apparecchio perché erano passati i 3 anni preventivati, e perché era terminato il suo contratto allo studio. Mi lasciò con 2 difetti irrisolti e a causa della sua scarsa attenzione, ovvero mi seguì troppo saltuariamente negli ultimi mesi mi ritrovai con un piano occlusale inclinato verso SX. Queste due cose le avevo fatto notare, avrei preferito portare pazienza ancora qualche mese (su 3 anni di terapia era poco) ma mi tolse l’apparecchio. Tutto sommato avevo fatto notevoli miglioramenti, ora potevo ridere apertamente, ero normale come gli altri. Di notte portavo un apparecchio di contenzione posizionatore con il quale ero riuscito a convivere e che mi dava sicurezza che i denti non sarebbero regrediti. Dopo un anno a causa di una infiammazione alla mandibola andai allo studio per un controllo. Il dottore che era subentrato mi disse che che l’apparecchio notturno non lo dovevo più portare e mi fece uno splintaggio degli incisivi superiori (anche se non ero convinto). Per qualche giorno mi trovai bene, mi sentivo libero ancor più di prima, ma dopo poco tempo iniziò la mia depressione, la parabola discendente che anche oggi mi affligge.

Cominciai a notare che l’inclinazione degli incisivi superiori stava cambiando e così stavo perdendo una di quelle caratteristiche del mio sorriso che mi piaceva tanto e che mi dava fiducia. Iniziai a non dormire più bene la notte a a vivere con l’ansia. Feci notare il mio problema al dottore che invece di aiutarmi mi congedava con una pacca sulla spalla dicendomi di non pensarci.
Allora non vedendo più soluzione lo convinsi a migliorarmi quei difetti irrisolti della prima terapia, in questo modo mi avrebbe tolto lo splintaggio e mi avrebbe rimesso l’apparecchio. Dopo lo avrei convinto a farmi costruire un apparecchio notturno come una volta. Ma la seconda terapia fu per me un fallimento: il suo lavoro e le mie aspettative viaggiavano su 2 binari diversi. Per chiudermi lo spazio fra 2 denti mi pratico’ una terapia “intensiva ” ossia arretrando gli incisivi superiori nonostante gli facessi notare le mie esigenze e i dettagli che a me piacevano, ma non capiva. Mi ritrovai a fine della seconda terapia di 6 mesi più scontento di prima.

I dettagli di quel sorriso che mi piacevano erano spariti, di fatto mi ritrovai con una “nuova ” arcata, degli incisivi non più inclinati di profilo come mi prima mi piacevano, un canino intruso più di prima. Insomma le mie aspettative erano state deluse. Mi feci costruire un bite per la notte ma di fatto in me si annidò una tristezza che tuttora mi affligge anche a distanza di anni.
Sono convinto che la depressione che mi affligge sia in relazione con questa mia malocclusione (In effetti il mio viso non è simmetrico , e il piano dentale non è perfettamente orizzontale).

Non solo non mi sento a mio agio con questo sorriso, ma sento che la posizione dei denti è cambiata , mi ha fatto arretrare i denti cambiando pure il profilo del mio sorriso, i canini non sono in linea con gli altri denti, ma sembrano più intrusi. Il mio problema è che i dentisti che ho consultato vedono una bocca abbastanza sana, dei denti ben posizionati. Però non capiscono che dentro di me c’è la sensazione di avere una malocclusione che mi porta non ad un sorriso spontaneo naturale come prima così che la mia espressione sembra sempre quella di una persona triste.
Inoltre quando sentono che la mia depressione è per me attribuita a questa serie di mal terapie, tendono a lavarsi le mani dicendomi che la soluzione al mio problema forse è da uno psicologo.
Vi chiedo gentilmente un consiglio , un aiuto per uscire da questa brutta parentesi della mia vita, affinché possa tornare a vivere e non più a sopravvivere.

CONCLUSIONI

Ora, se la stessa persona grazie al bilanciamento dei denti e mandibola ritrovasse, come stiamo facendo noi dell’APPIM grazie alle manovre muscolari, una postura corretta vedrebbe scomparire via via, tutti quei disturbi e molti altri ancora che non aveva mai connesso con la malocclusione; assumendo un modo di camminare, di vivere, di agire estremamente migliore di quello della popolazione e dei suoi coetanei.
La mente umana può rimanere equilibrata e salda, sia in gioventù che nella raggiunta maturità e non penserebbe mai a gesti estremi o ad atti di autolesionismo o autodistruzione perchè comprende il senso stesso della vita, che è quello di viverla in pace e serenità. E il discorso quindi è sempre quello, consigliare di farsi fare il modello di studio o calco in gesso e bite inferiore in resina rigida, appendersi alla Sbarra e valutarSi. Cercare le famose “Simmetrie di contatto”, comprendendo che si sentirà un punto solo della dentatura e non denti a destra e denti a sinistra contemporaneamente e da quel punto fermo partire.
Dove si è bassi rialzare con le resine a freddo, dove il bite sarà alto si abbasserà con il trapano incisore piccolo adatto.

2004, 2013, 2015  A. Valsecchi  – C. Morcone 

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