La Salute con l'Occlusione Muscolare

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STADI SUL CAMMINO DELLA VITA SALUTARE

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Secondo alcuni studi scientifici, pare che l’indifferenza ci salvi dalla malattia. E’ certo anche la preghiera per gli altri, qualunque essa sia, secondo esperimenti anche pubblicati da Lancet nel 2005 a doppio cieco.
La preghiera, ovvero quella intenzione che possiamo connotare come spirituale ma sicuramente e prettamente, esclusivamente umana non è un pensare angoscioso o con mestizia verso l’altra persona ma è un esercizio direi opposto. Ma cosa intendo come indifferenza nella fattispecie? Come osservazione senza differenze, senza dar peso, con uno sguardo dall’alto della questione, del problema, come tutto appare chiaro e limpido e sospeso così come appare da un’altissima cima di una montagna con cielo terso e non come succede invece, dal sotto, dal profondo e quindi osservando il tutto in maniera rovesciata. L’indifferenza si compone di una sana forma di distacco, innanzitutto. Forse per questo ogni atto spirituale e fondamenti di religione che si conosca è nata o ha punti indissolubili con il Cielo, le cime, i luoghi impervi, ove tutto si può osservare con assoluta ma umana in-differenza. 
 
Per indifferenza si intende quindi, in questo caso, un sano distacco emotivo, una certa liberazione dalla carica negativa della malattia, che viene offuscata nella sua capacità cognitiva e nel vissuto, intaccando facilmente intelligenza, cultura, memoria. Se la paura sconvolge il quieto vivere così profondamente, come poter lottare contro questa forza inconscia così devastante?
Ovvero è devastante il semplice sapere della situazione ed elaborare ciò che conosciamo o spesso immaginiamo, nel decorso della malattia, ragionando su tutte le possibilità, sempre in maniera definitiva, ove il termine ultimo raramente ammette la salvezza. Questo atto ossessivo e rimuginante non è che essere preda delle paure, o del terrore che paralizza, ma non è l’indifferenza salvifica. 
 
Ma una volta che invece ricollochiamo la malattia, la contestualizziamo, ne elaboriamo verbalmente e nella parola scritta, e in questo i filosofi classici greci e latini ne ha hanno scritto sull’indifferenza, tanto che l’hanno tripartita prima per poi ramificarsi dopo nei secoli, con dignità fino allo stoicismo.
 
Pare che comunque, fin dai tempi antichi, decodificare la malattia ne possa trarre beneficio innanzitutto la persona stessa, ovvero la si identifica, le si dà un nome, perchè sappiamo bene che dare un nome significa anche estrarre in parte o del tutto, l’essenza di ciò che grava.
La ricerca del senso è già un rimedio. Pensar-si, è già un rimedio tanto quanto scrivers-si. E’ un spesso un tentativo immediato di autoguarigione, che vada a buon frutto o meno, serve. L’espressione è già una modalità di guarigione. In pratica il malato è un soggetto disconnesso, frammentato e privo di unità.
 
Quando tentiamo e riconnettiamo le varie parti tentando di risaldare i pezzi del vaso corporeo, organico, il tutto si ricompone, in altra maniera con la memoria di un precedente sé, con una veste apparentemente simile ma profondamente diversa e risaldata, nuova. La questione è strana quando quel vaso siamo noi stessi, e dobbiamo ricomporci, restaurando e poi ricreandoci e in questa operazione, necessaria e inderogabile, cambiamo verso la Salute.
 
La malattia, nell’indifferenza dello stato d’animo, nell’attraversamento della propria sconvolgente Paura dei vari sintomi più che gli stessi sintomi, nell’aprirsi completamente con la mente alle verità del corpo che chiede essenzialmente equilibrio e felicità, si guarda per quella che è… semplicemente può essere se non negata, assolutamente e felicemente risolta. Certo poi, dall’oltrepassamento alla Soluzione serve agire con decisione e fermezza, pur nei momenti di stanchezza e rifiuto, nella direzione data inizialmente dalla ristrutturazione globale della propria persona, in un continuo fortificarsi nell’equilibrio fisico ed emotivo.
Carmine G. Morcone – 2015 
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TUTTA QUESTA SOFFERENZA…PERCHÉ?

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Tutta questa sofferenza, perché? C’è un motivo valido? E’ il dubbio amletico dell’Uomo da quando è comparsa la capacità di ragionare su se stesso.

La persona malocclusa esalta la vita nelle questioni drammatiche proprio perchè vive una disperazione profonda e maggiore è la stessa e più difficile sarà esprimerla all’esterno..le persone che stanno realmente male nella società che propone un modello senza difetti, senza problemi, facile e vincente, a tutti i costi contrasta col dramma vissuto.
Già è moltissimo avere consapevolezza di ciò che si ha. Si è già a metà dell’opera. L’esperienza del Dolore che permea gran parte della cultura umana anche religiosa è vissuta in maniera tale che lo stesso debba essere esaltato, mortificando il corpo, diventando martiri e rassegnandosi al Calvario perchè “E’ cosi”, è “la vita”, ” è l’età”, “è la sfortuna”…
Il Dolore però non si può evitare, esiste ovunque e abita le nostre giornate; come esseri umani l’esperienza della malattia se non tocca noi toccherà un vicino o un parente, i figli. Nessuno ne è esente.
Spesso ci diamo delle colpe, come se meritassimo la malattia, e la responsabilità delle nostre vicissitudini va da noi stessi fino alla sequenza di medici, alle sfortune della vita, e più in alto fino a Dio, sbagliando.
Certo non sappiamo la causa di tanta sofferenza, perchè proprio a noi mentre gli altri sembrano (sembrano…) che si godano allegramente la vita (sembrano)… ma è certo che chi maggiormente accusa ha la possibilità unica di guarire, se può. Almeno rispetto alla malocclusione..e non è poco!!! Visto che influenza corpo ed emozioni e carattere.
Se solo noi, come dite sempre, possiamo capirVi, solo noi possiamo dare i giusti consigli che vanno però ascoltati, meditati e nel caso eseguiti. Non basta la Comprensione Umana, serve slegarsi da una catena per liberarsi di tanti problemi di Salute, anche per essere forti e assistere e curare le persone vicine..perchè prima o poi dovremo farlo tutti, essere forti e capaci è quindi sia un nostro dovere che un nostro Piacere completo. Il Piacere senza vergogna ma con orgoglio, di stare Bene.

 C. Morcone  © , 2015

CURA E FILOSOFIA

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“Guai a quel medico che cura il corpo senza aver curato la mente, giacché da essa tutto discende”

(By Socrate citato da Platone, 480 anni prima dell’era volgare)

Così recita una frase che gira su Facebook..che non è affatto così. a parte che “by Socrate” non si può leggere… Ora se non ricordo male dagli studi non classici, qualcosa è rimasto..Vediamo:

Il concetto così come appare nella frase non è vero. Secondo Platone, filosofo che deve esporre l’universalità e la scienza delle scienze ovvero la Filosofia, afferma che un medico, ovvero un tecnico, non può giovare alla sua salute del giovane, nel dialogo Carmide malamente tradotto: egli è dunque portatore di un sapere settoriale e specializzato – che agli occhi di un profano non si distingue dalla magia – e non quindi di una scelta di vita complessiva. Ma psyché non è la mente come la intendiamo noi, per i Greci. Discorso lungo…ma studiare, leggere e manipolare meno le frasi senza attribuirle malamente ai filosofi per avere una apparenza di saggezza.

Ma ne possiamo coniare un’altra:
” Guai a quel paziente che pensa che il medico gli possa guarire ogni cosa, perché rischierà di perdere anche la mente.”

e

“Paziente cura te stesso”.

E mi sembrano più aderenti anche al pensiero di Platone e Socrate.

http://www.miti3000.it/mito/biblio/platone/carmide.htm

IO PAGO, SPENDO, QUINDI OTTENGO! SIAMO SICURI?

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Faccio un discorso a prima vista sconcertante, ma non lo è affatto…

E’ una sfortuna per i malocclusi avere soldi, perché si è abituati a dire “Io pago, spendo e quindi ottengo”, come se fosse solo una questione di denaro. Mai equazione sarà più disastrosa per la nostra Salute. Serve piuttosto una dose di disperazione e fortuna, ma anche buon senso e voglia di uscire fuori da un circolo vizioso che tra medicina ufficiale e cosiddetta alternativa è davvero soffocante. La medicina, in realtà è una sola, o funziona oppure no. Così le riabilitazioni, o funzionano oppure no, ma senza tutti i test muscolari in tensione, non funzioneranno. Non quanto dovrebbero fare nel passaggio poi dalle parole ai fatti. Serve l’apporto del paziente capace assieme al medico capace entrambi con un unico progetto, ovvero la salute dell’assistito stesso, visto che i danni posturali, sintomatici, si vedono col tempo, non subito.
Si vuole però spesso la soluzione ai propri problemi che durano anni e anni, spesso con una serie di vissuti tormentati, decine di sintomi, problemi esistenziali della bocca che hanno intaccato anche le vite private, senza fare poco o niente, stando comodi seduti su un lettino o su una poltrona, una pedana, con una pillola, con una bacchetta magica. “Io pago, tu guariscimi del tutto”. Col “Non voglio avere dolori” , “Non ci voglio pensare”, come se non si volesse partecipare più ad un gioco che è invece si è obbligati, volenti o nolenti, a giocare. Non siamo noi a dire quando finisce il “gioco”, dobbiamo solo guidarlo nel miglior modo possibile. Ma non possiamo ritirarci dal gioco. E’ impossibile.
Bisogna giocare la partita e allora giochiamocela da vincitori, partendo imparando le regole, dall’abc..magari ne troveremo così giovamento che ci prenderemo gusto a vincere sempre e non in maniera fortunata una volta sola, ma in maniera metodica, da grandi campioni.
E’ una fortuna quindi (paradossalmente) che i soldi per le terapie finiscano, così finito il budget, finite le aspettative, finiti quasi tutti i risparmi da un medico e l’altro tra una terapia alternativa e l’altra, tra un protocollo e l’altro, si abbiano i soldi ma soprattutto le energie e la lucidità e la forza di volontà per iniziare un percorso su di sé. Realistico e non più illusorio.
Tanti concetti astrusi comunque diventeranno via via più chiari, i termini tecnici diventano logica trasparente quando si hanno in bocca e forzando le posizioni di occlusione secondo tensione muscolare, come noi raccomandiamo con i famosi test Bacio Sbadiglio CocaCola Altalena ed infine il controllo alla Sbarra e Rilassamento Profondo, cartine blu, calco in gesso, foto.. Poche cose ma che necessitano di fruttificare su di sé in maniera attiva e completa.
Il resto sono dettagli.
Pubblicità della tintura del Dr. Rocks, 1738, per curare la carie senza estrazione. Oggi si fa per esempio estrazione preventiva per le malattie probabilistiche…o paradenti di caucciù da 3 € rivestiti da una montagna di filosofia…Quindi cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non muta.

 ©2015, C. Morcone

Citazione

LA TESTA E’ LA NOSTRA RADICE

mandibola a 5, 9 e 50 anni.

mandibola a 5, 9 e 50 anni.

LA TESTA E’ LA NOSTRA RADICE

Noi non siamo come le piante
perché la nostra patria è il Cielo
dove fu la prima origine dell’anima e dove Dio,
tenendo sospesa la nostra testa,
ossia la nostra radice,
tiene sospeso l’intero nostro corpo
che perciò è eretto.
Platone, Timeo 90 a-b

Non nasciamo dalla terra per Platone, semmai ce ne serviamo appoggiandoci, mentre la nostra radice si trova in alto, unica specie vivente bipede da sempre, vista la sua anatomia occlusale. La mandibola è l’unico osso sospeso come un ponte tra i due lati tramite i condili e in contatto tramite i denti inferiori mandibolari con l’arcata superiore. E quando intendiamo radice, non può che venire in mente anatomicamente la serie di radici dentarie che abbiamo, una per ogni canino e incisivo e premolare, il primo premolare superiore (Quarto) ne ha due, i molari inferiori due e i molari superiori addirittura tre per dente, in genere, e il tutto per 32 denti. 

E’ davvero solo una configurazione ideale, mentale, o piuttosto una questione di tipo fisico, innanzitutto? 
E’ una configurazione anatomica del corpo umano, dove, data la sua postura ERETTA, la sua dimora diviene il Cielo, ovvero una vicinanza fisica e spirituale alla Divinità. L’uomo, per effetto della sua esistenza in un mondo non preordinato, deve crearsi un mondo e un sistema di vita che faccia in modo sì da restare il più possibile in quella condizione ideale.

2015, C. Morcone

OCCHI BASSI, COSCIENZA SPORCA ?

occhi in basso...

occhi in basso…

Chi tiene gli occhi bassi invece di guardare diritto la persona di fronte a sé non ha necessariamente la coscienza sporca. Gli occhi bassi non indicano vergogna, dispiacere, imbarazzo, paura, come in una sorta di “rifugio” distaccato o un disturbo evitante di personalità, una persona schiva.
E’ più probabile che soffra di malocclusione.

Se è vero come noi affermiamo che chi soffre di sbilanciamento di mandibola e di collo soffre anche di alterazioni di tipo nervoso, emotivo, è possibile che il fatto di sostenere uno sguardo disturbi piuttosto certe debolezze del carattere di derivazione essenzialmente fisica, che si senta scrutato da qualcuno che potrebbe individuarne i suoi reconditi pensieri pessimisti. Non dimentichiamo che la persona sbilanciata vive un’attività mentale e uno spettro di emozioni estremamente variabili, comunque squilibrate, che possono apparirgli come il proprio carattere, convincendosi di essere “cattivo”, “disturbato”, “nervoso”, e così via.. e invece non è proprio così. Sentirsi osservato e studiato, tanto quanto egli fa con gli altri, lo fa sentire a disagio.
Se tenere gli occhi bassi sembra una caratteristica di persone sfuggenti di una certa tipologia di malocclusione, bisogna comprendere come, cambiando occlusione, il carattere seguendo la nuova impostazione del corpo, cambia, in maniera abbastanza ovvia.

Non sono tanto i traumi negativi e le esperienze di vita, dato che chi abita in luoghi di guerra ed è sostanzialmente bilanciato di bocca, non soffre di tali problemi emotivi ma si adatta alle situazioni, qualunque esse siano pensando al meglio, sostanzialmente a vivere.
E’ sufficiente un bilanciamento muscolare di denti e quindi un corpo simmetrico per fare in modo che le nebbie di vittimismo e negatività, si dissolvano, tanto da rimuovere anche le esperienze negative, senza ripensare sempre al passato, senza rimorsi e sensi di colpa impropri. La coscienza, che ci differenzia dal resto del mondo naturale, per intenzionalità e creatività che si può ritorcere contro,non diventa più una questione o un problema.
Diviene più chiaro il quadro quando sappiamo che una Sensazione e la relativa rappresentazione è qualcosa che può diventare cosciente. La nuova sensazione di sentire contatti incoerenti, non bilanciati, per la prima volta in una bocca usata per decenni, genera sconcerto, si cade in una grande perplessità, non del test di controllo, quanto della manchevolezza del proprio mondo di sensazioni, così ovvie e così mute, fino ad ora.

E’ chiaro che il concetto di Coscienza nuova in un corpo rinnovato si può solo definire implicitamente e non esplicitarlo perché esso, come i concetti di Verità, Bene, Essere, presuppone la conoscenza di ciò che si esprime.
Come chi non ha uno stop di retrusione, una fossa corretta, uno spazio libero interocclusale, non può comprenderli ontologicamente, nella loro essenza, essi possono essere compresi pienamente solo da chi li percepisce, da chi li sente, dall’esistenza concreta, dall’evidenza.
Non per niente Aristotele stesso (Etica Nicomachea libro X, capitolo V) afferma con evidenza anche di Popper (La ricerca non ha fine p.197) che Ogni attività è resa più precisa dal rispettivo piacere che ne incorre nei risultati, mentre il dolore la danneggia, come il camminare rende maggiore e migliore il continuare a camminare nel piacere del movimento e il principale compito biologico della Coscienza è quella di risolvere i problemi pratici, ovvero come camminare bene e la postura, nel nostro caso, e quindi in questi compiti la mente umana da il meglio di sé, in queste fasi di alta concentrazione per le proprie finalità biologiche, asservendo alla persona e alla vita stessa. Questa sopperisce alla scarsa dotazione fisica rispetto agli animali.
La persona in questo caso, diventa e basta.

Bibliografia

Adriana  Valsecchi – 9/12/2004 – Appim.it – Forum storico

Aristotele, Etica Nicomachea libro X, capitolo V,

K. Popper, La ricerca non ha fine, autobiografia p.197

R. Ferber, Concetti fondamentali della filosofia, 2003.

© 2015 – C. Morcone 

QUALI FORME DI FOSSA POSSIAMO AVERE SUL BITE?

La forma della fossa

La forma della fossa

LA FORMA CREA LA FUNZIONE E LA DINAMICA

La forma della Fossa può apparire come: un cratere, sci, sella di cavallo, barchetta..

La forma della fossa può assomigliare ad un cratere.
Perché ad un cratere? Perché a furia di aggiungere resina sul bite si sarà formato un tronco di cono con una cunetta in alto, sulla quale chiudere i denti con la sensazione piacevole di essere finalmente ben sostenuti.

Bene, ma il cratere

  1. Non deve assomigliare ad un pozzo
  2. Non deve imprigionare la cuspide palatina
  3. Non deve infastidire

Deve sostenerci anche nella Retrusione e farci sentire liberi quando andiamo in Guida Incisiva e quando usciamo in Guida Canina. Deve essere quindi un cratere semplice, largo, giusto con un piccolo versante anteriore che serva da stop. Qualcosa che assomigli ad un cratere solo perché la Fossa si trova in cima ad una strato leggero e compatto di resina che risolve uno scivolamento da mancanza di spessore. Non certo un semplice pozzo, con quei versanti laterali da abbassare poi per non sentirsi stretti e intrappolati in fossa.

Quindi ripetiamo, il cratere non deve assomigliare ad un pozzo, non deve imprigionare la cuspide palatina, non deve infastidire, deve sostenerci anche nella Retrusione e farci sentire liberi quando andiamo in guida incisiva e quando usciamo in guida canina. Deve essere quindi un cratere semplice, largo, giusto con un piccolo versante anteriore che serva da stop, qualcosa che assomigli ad un cratere solo perché la fossa si trova in cima ad una goccia di resina che risolve uno scivolamento da mancanza di spessore. E’ piuttosto un Altopiano.

La fossetta può però assomigliare anche ad uno SCI, nel senso che stop e fossa sono talmente ravvicinati da essere visti come una linguetta; INTERCUSPIDAZIONE (BACIO) e RETRUSIONE (COCACOLA) sono i due punti fondamentali richiesti dalla muscolatura per accompagnare la funzione dell’articolazione temporomandibolare; La fossetta creata dalla cuspide superiore palatina, può anche assomigliare ad una SELLA DI CAVALLO , nel senso che fossa e stop debbono accompagnare il contatto tra superfici curve di denti antagonisti mentre movimentiamo la bocca adagio da riposo a intercuspidazione senza che ci sentiamo bloccati quando avanziamo né quando ci spostiamo a denti stretti di lato. In effetti sui due lati della fossa deve esistere il vuoto assoluto; possiamo limare tutto quello che vogliamo lasciando pero’ intatti il centro della fossa (un millimetro circa quadrato) e il versante anteriore di stop di Retrusione. Il nostro scheletro si regge grazie ad un paio di millimetri quadrati che impediscano ai denti di perdere contatto reciproco (cuspide superiore contro fossa inferiore).

Sci vintage  (foto reuters)

Sci vintage (foto reuters)

Consideriamo i livelli delle altezze:

Il CRATERE è piuttosto alto rispetto alla superficie di base bite;
Lo SCI e la SELLA sono spesso a livello del bite. Se fossero ad un livello più profondo, andrà ripulito tutto attorno alla fossa e allo stop dalle eccedenze di resina. è per questo che spessorare diventa piu’ facile mentre abbassare i punti di contatto è sicuramente piu’ difficile proprio a causa dei precontatti esterni che si vengono a creare attorno a fossa e stop di Retrusione. Per fortuna esistono le cartine blu: bisogna imparare a leggerne la traccia.

Gli Stop di Retrusione obliqui  davanti la fossa, significano che la mandibola ancora non arretra in Asse Muscolare corretto. Andare agli articoli che parlano di Stop di Retrusione (archivio e tag).

Infine una curiosità, uno spoiler su un altro articolo, più filosofico: Cosa ci ricorda l’immagine sottostante? Ebbene si, la Fossa può ricordarci nientemeno che la forma dello Spazio, dell’universo. In fondo i contatti sono curvi, e le traiettorie sono curve e i movimenti umani nella loro dinamica  altrettanto..perchè tutto questo? Perchè l’Appim si attiene alla natura, non ha inventato, ha scoperto, il che è nettamente diverso.

La geometria dell'universo? Piatta o a forma di sella

Rappresentazione grafica della geometria locale dello spazio in funzione del parametro di densità omega, definito come il rapporto tra le densità media di materia e il valore di densità critica: quando omega è maggiore di 1, lo spazio è chiuso e la sua geometria è sferica; quando è minore di 1 è aperto e la sua geometria ha la forma di una sella; quando è esattamente pari a 1 è piatto, o euclideo (Wikimedia Commons)

 ©2006, 2015 A. Valsecchi  (a cura di C. Morcone) APPIM

IL METODO SCIENTIFICO? SERIAMENTE?

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IL METODO SCIENTIFICO?  SERIAMENTE?

Lo scrittore e filosofo ungherese A. Koestler affermava che la resistenza all’innovazione non è una prerogativa, come molti pensano, delle masse incolte, bensì degli stessi scienziati, particolarmente di coloro che sono più interessati a mantenere il monopolio di un sapere attestato più dalla tradizione che non dalla ricerca e dalla sperimentazione.
La storia di tutto il pensiero scientifico occidentale, così come l’intero cammino percorso dalla ricerca scientifica, è stato percorso molte più volte da quei ricercatori considerati “eretici” che non dagli ortodossi; uomini e donne che hanno avuto importanti illuminazioni scientifiche destinate a essere derise dai colleghi ma premiate nel tempo, personaggi che oggi trovano il loro posto nei libri di storia ostacolati da luminari che ben poco avevano del lume scientifico, anzi erano considerate risibili o scandalose.

Non sempre è facile liberare la mente dal dogma, soprattutto quando il dogma stesso è la chiave che apre le porte alla notorietà, alla fama e al denaro e quando, in costante contraddizione, si cerca la “verità scientifica” imbalsamandola e continuando con protocolli non verificati e manipolati a proprio uso e consumo. In questo sistema, regolato dall’insostituibile legge dell’auto-incensamento e del “fare cassa velocemente”, con quelle frasi di circostanza e superficiali con le quali vengono trattate tutte le questioni dei pazienti, nel quale il rapporto dell’elite rispetto alla massa è sempre di pressione psicologica e induzione sistematica, che può essere quindi subito monetizzabile, il pre-giudizio scientifico trova il fertile terreno di chi presta attenzione al senito dire e la svogliatezza sia della classe medica che dei pazienti di approfondire, ascoltarsi reciprocament, se non il cercare di risolvere alla svelta e senza troppi giri, costi quel che costi. E quanto costa questa avventatezza…!!!

Non sempre essere in minoranza significa essere in errore; gli intellettuali e i ricercatori sono e saranno sempre una minoranza, molte delle più grandi scoperte in tutti i campi della scienza sono nate da errori e da errate valutazioni, questo per dire quanto valgano le affermazioni “scientifiche” di diagnosi e cura, nell’economia della complessità della ricerca, quella vera. Quella che salva le vite.

Il vero problema è che la scienza moderna esige dai suoi ricercatori e professionisti, una completa devozione acritica ed è totalmente allergica a quella che viene considerata come una eresia, ovvero il tentare di stravolgere un ordine costituito delle cose, sentendosi minacciati. Finanche un paziente che instilli il dubbio crea sentimenti di minaccia e di ferma negazione o messa in ridicolo dello stesso paziente, che pur paga e ha una testa pensante.

Il rischio, costante ed evidente, di chi si mette contro un certo sistema di valori non richiesto e non più accettabile, è quello di essere estromessi da ambienti accademici, l’esclusione dai convegni, dai mutui complimenti di facciata, dai finanziamenti, dall’esclusione sociale, dalla rescissione di contratti che fanno guadagnare..Ma cosa c’è di scientifico in tutto questo?

bibliografia di riferimento: Errori della scienza, Luc Burgin, Bompiani Editore. Le bugie della scienza”, Federico Di Trocchio , Mondadori Ed, Roberto La Paglia. 

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