La Salute con l'Occlusione Muscolare

Articoli con tag ‘odontotecnico’

MULTIDISCIPLINARIETA’ OVVERO FAI UN PO’ DI TUTTO

multi

Il dentista dice ai pazienti, ammesso che egli riscontri un problema di tipo gnatologico, “Faccia un ciclo di sedute da osteopata” , poi tornare eventualmente per un bite, perchè la persona deve essere “pulita”, libera da “blocchi muscolari”, interferenze cicatriziali, disallineamenti posturali, che ne vanificherebbero il lavoro gnatologico successivo.
D’accordo. Il ragionamento non fa una piega, detto così ed è anche molto onesto e corretto, tenuto conto che la stragrande maggioranza non ne percepisce nemmeno il problema “Lei è a posto” “Va tutto bene” e al massimo una spinta con tutta la forza possibile indietro col mento nella manovra di Dawson o strattonando a destra e sinistra la mandibola…va tutto bene, dicono.
Invece bene non va, non va affatto bene.

Parlando di multidisciplinarietà invece oggi si dice, “Faccia un po’ tutto”, ovvero spendi soldi, energie, argina e tampona, non solo da me ma anche altrove. Significa non conoscere il problema però nel profondo, né arrivare alla causa o situazioni parallele..tutte cose che con l’esperienza invece sappiamo. Mi spiace dirlo. Discorso a parte chi invece collabora attivamente magari con familiari riabilitatori nello stesso studio medico e sono venuti al corso Appim, oltre ad altri corsi in giro per l’Italia. Ne conosco però solo una in tutta Italia.
Ma a chi fa comodo rendere il paziente consapevole? A chi fa comodo che il riabilitatore si faccia domande e dubbi più di quelli che non ha già su pazienti malocclusi che non rivela come tali ma solo attraverso una serie di sintomi refertati da altri?
A chi fa comodo? A nessuno. E infatti…

“Ma noi (appim) siamo esaltati, ci fissiamo troppo sulla bocca, ci sono altre questioni…” ma se non si arriva ai denti, non se ne esce. Noi abbiamo risolto questioni fondamentali e le abbiamo spiegate a coloro che hanno desiderato..e gli altri? Che desolazione prendersela con i pazienti risolti..e soprattutto che desolazione quando affermano di conoscere il metodo quando invece non lo conoscono affatto.
La tanto declamata “multidisciplinarietà” è a tutt’oggi un embrione mal riuscito di quello che invece si ha in mente.
Ovvero il team ideale sarebbe: dentista-paziente attivo-tecnico-eventualmente riabilitatore formato- il tutto veicolato da istruttore appim. Tutti nella stessa stanza a discutere per il progetto CON il paziente, assistito, non SUL paziente

E volete che l’Italia si rialzi altrimenti?

Annunci

COME SI COSTRUISCE UN BITE APPIM?

Calco in gesso 721, arcata superiore, cranio sul libro

Calco in gesso 721,  impronta arcata superiore, cranio sul libro “Teoria di Occlusione Muscolare” (foto APPIM)

COME SI COSTRUISCE UN BITE APPIM?

C’è un articolo su come deve essere un bite inferiore Appim (cerca “IL BITE, COME DEVE ESSERE: INDICAZIONI DA DARE AL DENTISTA/TECNICO” ). Questo invece, ad esclusivo uso dei tecnici e medici, è la Procedura nell’esecuzione di un bite,  adatto alla metodica APPIM.  Ovviamente il bite è inferiore.

Quello che vi propongo è un mio protocollo standard che permette di ottenere  bite di buona qualità. Produco bite dal 1985 e tra le molte tecniche disponibili propongo la seguente:

NB.: Le impronte devono essere rilevate esclusivamente da un dentista, diversamente si tratta di esercizio abusivo della professione medica.

L’eventuale cera è preferibile che venga presa sul soggetto seduto (come ci si siede su una normale sedia) evitando quindi la comoda posizione sulla poltrona del dentista (altrimenti la mandibola tende ad arretrare). Anche in piedi può andar bene. Anche questo lo deve fare il dentista.

 Personalmente sviluppo tre modelli inferiori:

1-il primo dove verrà eseguito fisicamente il bite con la resina

2-il secondo per la verifica del corretto adattamento

3-il terzo da consegnare all’utilizzatore del bite.

Calco in gesso 721, impronta arcata inferiore, cranio sul libro

Calco in gesso 721, impronta arcata inferiore, cranio sul libro “Teoria di Occlusione Muscolare” (foto  APPIM)

Dall’impronta superiore sviluppo due modelli, uno di lavoro è uno ad uso del paziente. Si posizionano in articolatore i modelli (il primo modello). Il posizionamento in articolatore serve per avere dei punti di contatto (comunque approssimativi rispetto a quello che sarà il vero bilanciamento del bite). Io uso l’articolatore Gerber esclusivamente per la comodità nel maneggiare successivamente il modello. Nessun gancetto in metallo sarà presente, tranne casi rari, né un versante retroincisivo tale da non permettere la fonazione e la posizione corretta della lingua. Il bite non dovrebbe allungarsi vestibolarmente oltre l’equatore del dente.

a-Posiziono il primo modello inferiore in un parallelometro e definisco l’equatore dei denti.

b-Sempre con il parallelometro determino (con l’apposito strumento) l’entità del sottosquadro.

c-Metto dell’isolante per resina sui modelli inferiore e superiore.

d-Inizio a mettere sul modello polvere e liquido (a pioggia), con la stessa metodica utilizzata per la costruzione di apparecchi ortodontici.

e-Con i modelli in articolatore, porto in leggero contatto la resina con il modello superiore.

f-Eventualmente aggiungo polvere e liquido in modo da creare un abbozzo di quelle che saranno le guide: canina e incisiva.

g-Inserisco il modello in un polimerizzatore, rispettando le istruzioni del produttore della resina per quanto riguarda il tempo e i gradi di cottura, oltre alla pressione.

h-Dopo la cottura e il successivo raffreddamento della resina, sgrosso con delle frese il bite (senza mai staccarlo dal modello)

i-Posiziono il modello in articolatore e mi cerco i contatti su tutti i premolari e molari.

k-Imposto degli abbozzi della guida canina e incisiva.

l-Taglio la resina al di sotto dell’equatore in modo da liberare il bite dal modello.

m-Rifinisco il bite e lo adatto sul secondo modello.

n-Lucido e consegno il bite, il terzo modello e il modello antagonista.

In casi complessi (ad esempio denti particolarmente accavallati) duplico il modello con silicone liquido, trattando il modello esattamente come per la costruzione di uno scheletrato. Lo spessore del bite varia da caso a caso, ma 2 o 3 mm. massimo per i morsi profondi e 1,5 mm-2 mm per i morsi normali, sono adeguati per iniziare il bilanciamento.

Buon lavoro!

© 2014, G.  Adelizzi, odontotecnico in Torino

RICORDIAMO LE INFORMAZIONI TECNICHE PER IL BITE COSTRUITO CORRETTAMENTE 

1. Il bite deve essere inferiore, rigido, trasparente in resina ( no termostampato ).

2. Sottile sui denti incisivi e canini ma abbastanza alto comunque per consentire una guida incisiva e canina, evitando così il rischio di trovarsi con un morso aperto.

3. L’ortotico inferiore deve essere lungo quanto l’ultima cuspide dell’ultimo dente posteriore dell’arcata superiore. Deve calzare sui denti senza arrivare a gengiva.

4. Esso deve contattare con le cuspidi palatine di tutti i denti superiori posteriori da quarto a settimo e anche con l’eventuale cuspide centrale. Sotto il quarto deve presentare una fossa. In pratica il Quarto sul bite si comporta come un Quinto.

5. Le Fosse debbono essere appena accennate e possibilmente sul davanti di ogni fossa deve essere costruito un minimo di versante inclinato che serva da stop di retrusione.

6. E’ il centro della fossa che mantiene la distanza tra mandibola e mascella e che sostiene il peso dell’occlusione e il centro deve avere una forma tondeggiante, ma larga per permettere alla cuspide di contattare comodamente La fossa deve essere pulita, senza granelli, scalini, buchi e bordi. Il fondo deve essere liscio e lo stop inclinato altrettanto pulito e liscio.

7. Applicando l’ortotico sul calco inferiore bisogna che ad ogni cuspide dell’arcata superiore corrisponda un contatto solido. Non vi debbono essere cuspidi sul vuoto a causa di fosse troppo profonde. Inoltre, in zona frontale deve aderire agli incisivi per non falsare la posizione del mento.

8. Con l’ortotico in bocca il paziente deve poter muovere il mento in avanti a denti ravvicinati, all’indietro aspirando forte l’aria, e di lato spostando il mento. Non bisogna sentirsi bloccati o impediti in alcuno di questi movimenti.

9. Lo spessore può essere di circa 1,5 – 2 mm. in modo che non si rompa. In caso di morso profondo lo si può fare già di un paio di millimetri almeno mantenendo pero’ sempre la zona anteriore aderente ai denti e sottile per evitare il rischio che lo spessore comporti una retrusione del mento.

Una volta ottenuto il bite, l’autobilanciamento può iniziare…

©  2014, APPIM 

.

IMPARATE A BILANCIARVI LA BOCCA DA SOLI

Il DVD Appim

Il DVD Appim

IMPARATE A BILANCIARVI LA BOCCA DA SOLI

Il nostro corpo è formato da cellule. Esse sono tutta la realtà del corpo umano? No. La nostra bocca accoglie i denti, essi sono tutta la realtà della nostra postura e della nostre energia rigeneratrice? Si.

Bisogna che almeno la medicina e i medici abbiano un’idea concreta perchè personalmente sperimentata delle possibilità di recupero del corpo, delle caratteristiche dell’uomo al meglio delle proprie possibilità, dell’edificio muscolare e scheletrico che distingue gli uomini dal resto del mondo animale; una visione d’insieme della stabilità che la mente umana può mantenere ed accrescere con l’esperienza, nonostante il passare degli anni.

Noi ci siamo formati sulla nostra faticosa esperienza personale, individuale..Non sui libri degli altri. Abbiamo raggiunto risultati personali di tipo fisico e mentale tali che ci hanno chiarito in quali abissi ci muovevamo e quelli in cui tuttora vagano intere categorie di specialisti e professionisti di ogni sorta che vorrebbero curare senza avere però i mezzi specifici per attuare tale proposito.

Siamo partiti da un’intuizione banale quanto mai raggiunta dalla mente umana: quella delle Simmetrie Muscolari da raggiungere. Non attraverso sintomi esterni  ma direttamente dalla causa determinante, dai contatti dentari. Non è questione di fiducia o meno, amare i concetti o meno, di logica. E’ questione pratica, verificabile sempre con i Test Muscolari APPIM.

Le Simmetrie muscolari e scheletriche e degli altri sistemi (nervoso, linfatico…). Tutto il Bilanciamento mandibolare comporta una tale quantità di deduzioni che chiariscono l’altra faccia della Scienza, quella che crea teorie fantasiose e dubbie per poi ritrattarle dopo qualche decennio con un’altra teoria, pratica, metodica che pone altrettanti punti interrogativi senza risposte certe.

I principi che portiamo avanti sono semplici. Forse è questo il problema. Il cammino più breve per arrivare a salire velocemente nella conoscenza del corpo umano è l’auto-riabilitazione. Non si tratta di sperimentazione, è una prova che richiede Riflessione, Concentrazione, attenta Auto-Valutazione di traiettorie e soprattutto intuizione e logica e una minima dose di capacità pratica. E bisogno di risolvere la propria salute subito. Senza queste doti, sbagliando strada, scegliendo male, i risultati latitano e tardano quindi ad arrivare. Abbiamo individuato le Regole di Controllo del posizionamento mandibolare e quelle dei contatti dentari. Per sempre. Per tutti. E’ ancora poco?

Sappiamo quindi come raddrizzare un corpo in maniera stabile, come risanarlo, rinforzarlo, come stimolare la volontà e le capacità fisiche e cosa fondamentale, senza terapie e senza medicinali, solo lavorando sul bite inferiore rigido o protesi e sui denti. Abbiamo altresì individuato anche la causa di tante alterazioni ormonali, ancora non del tutto conosciute, abbiamo individuato la causa di certe alterazioni dei sistemi circolatori e linfatici, la causa delle dolorose compressioni, delle deviazioni scheletriche, di certi tipi di infiammazione e usura di cartilagini e articolazioni, della degenerazione nonché dei traumi che caratterizzano il corpo umano durante la sua vita attiva.

Abbiamo capito che il benessere deriva in modo determinante da questo. Sono proprio i denti sbilanciati i responsabili principali del declino fisico e psichico della nostra umanità. La medicina e i medici e gli odontotecnici dovrebbero dare per primi l’esempio, da persone illuminate. Dovrebbero imparare ad autobilanciarsi e a creare quindi denti adeguati all’occlusione e alla funzione muscolare. Anche perchè nessuno è al riparo dallo sbilanciamento muscolare.

Se quindi il nostro sistema è applicabile come noi sosteniamo, dobbiamo pretendere di essere seguiti senza che il paziente sia sottovalutato, contraddetto o appellato come senza competenza in merito. Bisogna collaborare invece. Gli assistiti devono fidarsi delle dimostrazioni delle tante tecniche e metodiche proposte..Solo chi si autoriabilita può capire i pazienti e dare ai suoi assistiti la Salute a lungo termine e creare quel legame umano e professionale che solo attraverso il buon operato può essere raggiunto.

Un esempio non è sufficiente? Mille lo sono? Ne bastano molti meno..Per verificarsi correttamente bastano i Test muscolari, letti o fatti eseguire durante gli incontri e i Laboratori. 

(c) A. Valsecchi (a cura di C. Morcone)

COME NON FARE UN BITE

cranio museo di Genova. Foto C. Morcone

cranio museo di Genova. Foto C. Morcone

COME NON FARE UN BITE

I pazienti, finchè non vengono a conoscenza della funzione muscolare dei contatti dentari, continueranno a farsi fare e a pagare bites su bites, perché saranno gli stessi dentisti, fisioterapisti, a proporli loro; ma né i dentisti né i pazienti sapranno nulla delle caratteristiche che un bite deve avere e di come il bilanciamento deve essere attuato; pertanto la piastra di resina superiore o inferiore non sarà considerata Scuola di bilanciamento come noi proponiamo, ma solo venduta come presidio terapeutico, come guard, per “rilassare i muscoli” , ma il bite va bilanciato in modo da riportare schiena, spalle, collo e testa in simmetria molte volte al giorno, studiando le proprie sensazioni.

Inoltre la banalizzazione della sintomatologia da malocclusione su aspetti principalmente psicologici renderà i pazienti ancora più esposti alle critiche private e pubbliche (famigliari, amici, colleghi di lavoro, conoscenti, medici di base ecc.), in quanto i loro difetti caratteriali verranno identificati come una turbe psichica, una causa ipocondriaca e non invece come la conseguenza di una semplice azione di disturbo compiuta dalla mandibola sbilanciata lungo le vie midollari nei confronti del sistema nervoso centrale, ormonale, scheletrico, muscolare, articolare…Quindi un eccesso di stimoli sostanzialmente bio-elettrici ha conseguenze reversibili se affrontato con il bilanciamento della bocca.

Tra l’altro il riconoscimento della malocclusione è in bilico continuo tra accettazione e negazione. La sua accettazione obbligherebbe l’odontoiatra ad una revisione del suo stesso operare, nonché ad una revisione di tutta la didattica universitaria con la necessaria negazione della veridicità di tutte le altre teorie a sfondo gnatologico…che contrastano con la semplicità delle teorie Appim.
Oltre al fatto che solo un dentista che abbia potuto testare su se stesso il metodo Appim, può avere l’intelligenza specifica, sufficiente ad interpretare le tante risposte inattese che il paziente pone nel momento in cui si siede sulla poltrona in studio.

Da qui nasce l’esigenza di spiegare come non costruire uno splint bite.
Il bite non deve essere troppo spesso perché si perde sensibilità ai contatti e precontatti…Non deve essere piatto perché provocherebbe slittamenti continui…Non deve essere più corto dell’ultimo molare in quanto deve contattare con l’ultima cuspide palatina dell’ultimo molare su ambo i lati.

Quali le caratteristiche del bite ideale?
Deve essere innanzitutto inferiore, rigido, con fosse appena accennate sotto le palatine.
Non deve contattare con le vestibolari superiori, va scaricato sotto di esse.
Lo spessore massimo deve essere 1,5 mm a meno che vi sia un morso profondo da rialzare di un altro millimetro o due, a seconda dei casi.

Deve ricopiare l’occlusione sbilanciata fin dall’inizio…meglio ricopiarla che reinventarla. In zona anteriore deve presentare un margine sottile che rappresenti la GUIDA INCISIVA, considerando che i rialzi posteriori potrebbero causare un MORSO APERTO.

foto C. Morcone. Splint bite su calco in gesso, ancora da registrare, preso direttamente dallo studio medico.

foto C. Morcone. Splint bite su calco in gesso, ancora da registrare, preso direttamente dallo studio medico.

Perché un bite piuttosto sottile che ricopri l’occlusione sbilanciata?
Perché gli spessoramenti bilancianti ne rialzeranno lo spessore, ma non andranno fatti su tutto il BITE contemporaneamente, bensì dente per dente in base alle sensazioni di pieno e di vuoto in corso di test muscolare.
Bisogna infatti spessorare punto per punto per portare in simmetria lato destro con lato sinistro, quarto con quarto, quinto con quinto, ecc. utilizzando la prova del Bacio inizialmente e poi procedendo con gli altri test incrociati.

Meglio concentrarsi sulle fosse dapprima, che siano larghe in modo che non intralcino i movimenti della mandibola a denti ravvicinati, ma che siano in posizione tale da non deviare il mento né retrocederlo o protruderlo.
il CALCO con il BITE in mezzo serve anche a questo, a verificare che i rapporti anteriori dei denti non abbiano subito modifiche.
Circa i materiali, il trapanino da utilizzare per fresare la superficie del bite (Proxxon GG12) deve essere leggero come un pennarello visto che i ritocchi dovranno essere minuscoli di volta in volta, come d’altronde l’aggiunta di resine.
Una capocchia di spillo nelle fosse basse dopo aver eseguito il test ed essersi assicurati con la cartina blu che effettivamente quella fossa è debole..e in caso di precontatto da limare vale sempre il Test del pollice spinto contro la cuspide palatina che denota il dente dolorante.

[A.V./C.M.]

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: